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Frustolare

tradurre glossario frustolo uova strapazzate

Verbo derivante dal sostantivo frustolo che, leggiamo, indica un piccolo frammento, un pezzetto o un residuo di qualcosa, solitamente riferito a materiali solidi o, in ambito medico, a campioni di tessuto. 

In un contesto culinario, frustolare – per esempio riferito a delle uova fresche usate per condire una pasta tipo la Carbonara – significa “strapazzarsi, sbriciolarsi, ridursi in piccoli straccetti”.

Frustolarsi è abbastanza frustrante, in effetti.

Word count: 64

Frisceu

Glosario Frisceu Genova Carega

A Genova, i frisceu sono le frittelle salate di pasta lievitata. Un’istituzione geogastronomica, che accomuna il ricco e il povero.

Un genovese pronuncia questo nome dialettale con una scioltezza quasi genetica.

Per i diversamente genovesi, ecco l’aiuto di un audio ben fatto e per contrasto un audio fuorviante (ahiahi, AI).

Grandi quanto un’albicocca (il boccone ideale), aromatizzati con erbe come maggiorana, salvia, rosmarino, erba cipollina, i frisceu sono uno dei cibi di strada e di casa più economici e goduriosi. Vegetali al 100%, vanno mangiati caldissimi – dal cono di carta di una friggitoria o dal vassoio di un palazzo patrizio.

Word count: 100

Férula

e non solo per ragioni mitologiche, interessante

Word count: 7

Fojòt (o Fujòt)

fojot o fujot bagna cauda

Il recipiente-fornelletto in terracotta smaltata, bipartito, per la bagna cauda.

Sopra è scodella, sotto ospita la candela o le candele che riscaldano la sacra salsa preparata con acciughe, olio, aglio e gustata in autunno/inverno con verdure varie di stagione sia crude che cotte, come cardi gobbi, cavolfiore, topinambur, barbabietola, patate, verza.

Qui, su La Cucina Italiana, la ricetta depositata di questa specialità del Basso Piemonte.

In passato la bagna cauda arrivava fumante in un tegame in terracotta, il Dian, messo al centro della atvola e tenuto caldo da braci.

Adesso il fojòt è individuale – o condiviso con chi ami molto.

Word count: 98

Falò

falò nel buio

Il falò è un fuoco rituale, antichissime le origini. Un fuoco controllato. Che distrugge un cumulo di sterpi (o di ricordi). Che invoca protezione. Che riunisce le persone. Che punteggia le notti. Che vibra di scintille. Che dà fastidio all’ordine pubblico. Che – dicono – peggiora la qualità dell’aria. Il fuoco del falò dialoga con la luna in cielo. E qui leggi Cesare Pavese. Perché il falò si chiama così? Viene, pare, dal greco ϕανός (pron. fanòs) = lampada. Il falò produce una gran fiamma, che però dura poco, acceso per distruggere qualcosa o per segnale o per festa e allegrezza. 

Word count: 98