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Hummus

Lo conosciamo tutti. Lo facciamo in mille modi. Lo usiamo come antipasto, contorno, salsa. Ma lo chiamiamo in modo inesatto. In arabo ḥummuṣ significa ceci”, plurale di ḥimmiṣ. Il nome completo della salsa sarebbe ḥummuṣ bitaḥini (“ceci con tahina”, la pasta di sesamo). Senonché le parole, col tempo e con l’uso, cambiano significato. Quando diciamo “hummus di ceci“, magari facciamo ridere gli arabi come se dicessimo “ceci di ceci”, mentre noi siamo serissimi perché distinguiamo l’hummus di ceci da quello di barbabietola, legumi, peperoni, curry etc. Importa però non confondere hummus (con 2 m) e humus (una sola m).

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Humus

Ecco l’humus con una m. Dal latino “hŭmus” cioè “terra, suolo”, da cui deriva anche l’aggettivo “hŭmǐlis”, che significa “basso, vicino al suolo, di bassa condizione, modesto”.

L’umiltà nel senso di modestia non sarebbe neanche una brutta cosa, in questi tempi di ego esagerati.

Ma l’humus come lo intendiamo oggi e come parola foodcultural è l’insieme delle sostanze organiche presenti nel suolo e deriva dalla decomposizione di residui vegetali e animali, di primaria importanza per la nutrizione delle piante di orti, boschi e giardini. Morte che dà la vita.

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