“Vorrei ma non posso”
Molti piatti vorrebbero essere qualcosa di speciale. O semplicemente qualcosa.
Poi ci sono piatti che in mancanza di mezzi, usano il genio.
Sono piatti che traducono.
Sono la versione povera.
Come i finti pesciolini fritti, di zucca secca, con i loro nomi dialettali bellissimi, che più o meno traducono la verità: pesci di zucca.
O il finto pesce tonno-patate-maionese, sgraziato, sagomato o sformato.
O i piatti con l’ingrediente fujuto, cioè assente ma sostituito, perché se fosse vero costerebbe troppo (zuppe di pesce con i sassi di mare et similia).
O l’assoluto odoroso: il profumo che condisce (v. alla voce saracch).




