Oltre l’ordine delle parole, bisogna saper utilizzare le parole giuste
Mettere ordine nella confusione delle parole del cibo. A partire dalla correttezza terminologica, per arrivare sperabilmente alla chiarezza nel piatto. Passando magari da un uso più attento delle parole e degli artifici retorici.
Che “tanto si capisce” – non vuol dire.
Foi gra, fois gras, foie gras? La bouche s’amuse o s’amouse – o non sarà la buche? La tar tar, tartar, tartare? E il gattò è un gateau?
Potremmo anche cercare di superare i binomi così facili da usare ma ormai svuotati di significato: da tradizione vs innovazione alla splendida cornice.
Le parole sono importanti, diceva quello. Non facciamole diventare indigeste.



