L’orario dei pasti ha/è un curriculum
Ed è un viaggio foodcultural assolutamente oltrelordine. Una costruzione culturale. Una necessità. Una distinzione sociale. Una rincorsa del sole, dell’orologio, del vocabolario. Un capriccio. Una mutazione movimentata del momento di mettersi a tavola.
Che tema strano.
Lo racconta benissimo un piccolo libro che ogni critico gastronomico dovrebbe leggere/aver letto: “A che ora si mangia?” di Alessandro Barbero, ed. Quodlibet Elements.
Ed ecco spiegata la carriera di nomi come colazione e pranzo, le differenze tra popolani e gentiluomini, gli orari che slittano e i menu che si frammentano, i provincialismi, gli snobismi e la fame vera o finta che tutto pervade.



