Quando un diktat livella tutto (moda o cucina che sia)
Leggo a pag. 28 del delizioso (e notevolmente oltrelordine) mini-volumetto “I Bottoni nell’arte e nella storia“, Colonnese Editore, questo testo, leggero e serissimo, scritto nel 1882 da Pietro Coccoluto Ferrigni, avvocato, giornalista e critico teatrale.
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Si parla di come il Cristianesimo soppresse il corpo a benefizio (sic!) del vestiario.
“Si allivellarono tutte le prominenze, si rettificarono tutte le sinuosità, si schiacciarono inesorabilmente tutte le superfici rotonde, gonfie, sporgenti, ambiziose...“
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Non viene spontaneo (a me sì) fare lo stesso ragionamento applicato ai diktat di una cucina che livella ogni picco creativo, che non è più né rotonda, né sinuosa, né ambiziosa?


